I Giganti di Monte Prama



I Giganti di monte Prama sono sculture nuragiche scolpite a tutto tondo. Spezzate in numerosi frammenti, sono state trovate casualmente in un campo nel marzo del 1974 in località Mont’e Prama, a Cabras, nella Sardegna centro-occidentale. Le statue sono scolpite in pietra calcarea locale e la loro altezza varia tra i 2 e i 2,5 metri.

Dopo quattro campagne di scavo effettuate fra il 1975 e il 1979, i circa cinquemila frammenti rinvenuti – tra i quali quindici teste e ventidue busti – vennero custoditi nei magazzini del Museo archeologico nazionale di Cagliari per trent’anni, mentre alcune tra le parti più importanti vennero esposte nello stesso museo. Insieme a statue e modelli di nuraghe furono ritrovati anche diversi betili del tipo “oragiana”, in genere pertinenti a una o più tombe dei giganti.


La seconda vita dei giganti di Mont’ePrama è iniziata. Dopo quarant’anni di attesa le statue sono tornate a Cabras e dalle sale del museo “Giovanni Marongiu” raccontano ai visitatori l’affascinante storia del Sinis e della Sardegna nuragica. Del percorso espositivo, inaugurato questo pomeriggio, fanno parte sei delle statue ritrovate nel 1974 nel sito di Mont’ePrama e quattro modelli di nuraghe rinvenuti dagli archeologi nella stessa zona. All’interno del museo di Cabras, che per l’occasione si presenta con una nuova veste, è possibile ripercorrere tutte le fasi che hanno preceduto l’esposizione: la scoperta dei giganti in campagna, gli scavi, il recupero, le fasi di studio, il restauro e l’allestimento della mostra. Grazie alle più moderne tecnologie i visitatori potranno seguire un viaggio virtuale che consentirà di scoprire anche le statue e i modelli di nuraghe che saranno esposti al museo archeologico di Cagliari. Grazie a un totem touch-screen realizzato dall’equipe del CRS4 di Pulasi potrà vedere nei minimi dettagli ciascuna delle sculture che hanno consentito agli studiosi di riscrivere pagine importanti della storia della Sardegna.



La Corsa Degli Scalzi



La prima domenica di settembre, Cabras è in festa, ma soprattutto diventa esempio di tradizione.

Una massa sempre numerosa di corridori scalzi prende in consegna il simulacro in legno di “Santu Srabadori” (San Salvatore), che viene portato dalla parrocchia di Santa Maria Assunta (a Cabras) fino alla chiesetta di San Salvatore, che sorge nella penisola omonima.

Un folto gruppo di giovani a piedi nudi e vestiti con il saio bianco dei penitenti trasporta il Santo in spalla attraverso i sentieri, circondati dalle stoppie e dai pascoli, di corsa per 12 chilometri
Questa manifestazione risale presumibilmente al 1619 e simula il salvataggio della statua, conservata nella chiesetta, dall’invasione dei mori.

Secondo la leggenda gli Scalzi usarono, al posto delle calzature, delle frasche legate sui piedi nudi, allo scopo di sollevare più polvere possibile per sembrare più numerosi e spaventare i Saraceni invasori. Questo stratagemma contribuì a salvare il simulacro. 
Teatro di questa manifestazione folcloristico-religiosa è il comune di Cabras, nella penisola del Sinis, una pianura circondata da stagni e colline digradanti su spiagge splendide.